‘Caso Garlasco’, foto cruente pubblicate da un settimanale. Sacrosanta la multa

Multa inflitta dal ‘Garante per la privacy’ a ‘Cairo Editore’ a causa della crudezza delle immagini pubblicate su un settimanale, immagini raffiguranti il luogo del ritrovamento del cadavere di Chiara Poggi imbrattato di sangue e alcune inquadrature del corpo riverso sulle scale

‘Caso Garlasco’, foto cruente pubblicate da un settimanale. Sacrosanta la multa

‘Caso Garlasco’: sanzione inflitta dal ‘Garante per la privacy’ (provvedimento del 23 settembre 2026) a ‘Cairo Editore’ a causa della crudezza delle immagini pubblicate su un settimanale, immagini raffiguranti il luogo del ritrovamento del cadavere di Chiara Poggi imbrattato di sangue e alcune inquadrature del corpo riverso sulle scale.
Pur riconoscendo che il delitto di Garlasco ha dato luogo a una delle vicende giudiziarie più discusse e controverse della storia recente della cronaca nera italiana, il ‘Garante’ rileva che la diffusione, a distanza di lungo tempo dall’accaduto, di tali immagini, nulla aggiunge alle notizie sulla vicenda né risulta indispensabile a descrivere i modi particolari con cui si sono svolti i fatti o a qualificarne i protagonisti.

A sollecitare l’intervento del ‘garante’ è stata la famiglia Poggi, che con un reclamo ad hoc ha evidenziato una immagine in chiaro del cadavere della povera Chiara, adagiato sugli scalini ricoperti di abbondanti macchie di sangue, immagine oscurata solo nella parte raffigurante il viso della giovane vittima.
In particolare, la famiglia Poggi ha osservato che nel servizio giornalistico, corredato dalle cruente immagini, sono stati affrontati argomenti che non hanno la benché minima attinenza con la scena cruda e raggelante raffigurata nella fotografia e che pertanto la pubblicazione delle immagini ha leso la dignità della memoria della povera Chiara e dei suoi genitori, che sono rimasti, com’è immaginabile, molto turbati dalla vista di quella immagine del corpo della figlia, immagine pubblicata su di una rivista settimanale a larga diffusione.
Ancora, la famiglia Poggia ha evidenziato pure l’impatto doloroso della visione dell’immagine, ritenendo che essa configuri una violazione della dignità della figlia Chiara e della dignità loro, in qualità di genitori, nonché una violazione del principio di essenzialità dell’informazione.
A fronte di tali considerazioni, il ‘Garante’, nel ricordare che l’attenzione mediatica è stata – ed è – tale da andare ben oltre l’esercizio del diritto e dovere di cronaca, degradando verso una continua e morbosa spettacolarizzazione, in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione, ha stigmatizzato tali comportamenti, richiamando gli organi di informazione al doveroso rispetto della persona, della sua dignità, quale limite e garanzia nei confronti non solo della vittima e dei familiari ma anche degli indagati e delle persone a vario titolo coinvolte nella vicenda giudiziaria.

Difatti, le regole deontologiche per i giornalisti, sottolinea il ‘Garante’, pongono espressamente un limite alla divulgazione di dettagli di violenza o di immagini di soggetti coinvolti in fatti di cronaca che possano rivelarsi lesive della dignità della persona. E si tratta di garanzie che non vengono meno con il decesso della persona.
Pertanto, la pubblicazione, risalente a fine marzo scorso, su un settimanale di ‘Cairo Editore’, di immagini ritraenti il cadavere di Chiara Poggi, adagiato sugli scalini ricoperti di abbondanti macchie di sangue (immagine oscurata solo nella parte raffigurante il viso), risulta in contrasto con la disciplina in materia di protezione dei dati personali.
In sostanza,
la diffusione di tali immagini non appare conforme al principio di essenzialità dell’informazione e appare lesiva della dignità della persona, posto che le ricostruzioni ipotizzate nel resoconto giornalistico avrebbero potuto essere illustrate senza l’impiego delle immagini ‘incriminate’, anche tenuto conto della loro natura, essendo esse idonee a dare evidenza a dettagli della violenza posta in essere ai danni della giovane.
Tali immagini non concorrono neanche a conferire profili di originalità alle notizie riportate, in quanto non si tratta di particolari nuovi rispetto a quanto già raccontato abbondantemente in precedenza. Né può riconoscersi alle stesse immagini oggetto di reclamo una rilevanza socio-culturale, politica o di denunzia quale quella attribuibile ad altre immagini (esempio, le foto di Aldo Moro) né appaiono assimilabili ad altri casi di cronaca, pure menzionati dalla difesa di ‘Cairo Editore’, come il decesso di David Rossi.
Rilevante è, invece, il diritto della famiglia Poggi a proteggere la memoria e la dignità della figlia defunta. Per giunta, anche la pubblicazione delle immagini degli ambienti della casa di famiglia imbrattata di sangue non può essere giustificata sotto il profilo dell’essenzialità dell’informazione, in quanto tale diffusione ha concretato una grave violazione della dignità della vittima e della sua famiglia.

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